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Sette giorni, e il vuoto è adesso. Ripassare dai cavalcavia dopo la tragedia di una settimana fa mette addosso sempre un senso di inquietudine, un boato silente e profondo. Gli alberi intorno a quella zona sono improvvisamente come d'autunno per la vampata di calore. Certo l'estate è davanti e ricomincerà, ma oggi e domani sono i giorni del cordoglio, dei funerali, sono giorni importanti anche "antropologicamente" per vivere il dolore: sono lo spazio, e il tempo, in cui le emozioni più viscerali possono venire fuori...
Oggi è l'ultimo giorno di lutto, ma la città lentamente sta tornando a una sorta di "normalità". I centri di accoglienza si stan chiudendo, si sentono passare i primi treni, la maggior parte delle strade è tornata "aperta". In questi giorni la città si è vestita anche di tricolori a lutto, molti nel centro, un po' meno in passeggiata. C'è bisogno di vivere il dolore per superarlo, ed è giusto così. Pochi turisti sono arrivati alla spicciolata per le vacanze di luglio, è quasi un richiamo che si deve andare avanti. Alcuni balneari mi han detto di certe disdette per il timore che l'aria sia nociva: c'è tanto di nocivo, ma non certo la nostra aria...quindi venite al mare! Sono nata e cresciuta a Firenze e quando sono arrivata qua, come ogni persona che viene da una città più grande e "famosa" ho dovuto pian piano entrare nel cuore di Viareggio: l'ho dovuta conoscere, incontrare per poi lentamente innamorarmene e amarla profondomante con i suoi cittadini dal cuore grande e dalla profonda voglia di vivere. Han scritto che Viareggio non sarà più la stessa. E credo sia vero, ma in senso positivo. Viareggio e i suoi abitanti sapranno rialzarsi da questo momento, senza dimenticare i propri figli perduti, tornerà la gioia e il sorriso solare di questa città, reso ancora più profondo da una consapevolezza nuova, che ci ha fatto sentire comunque più fragili, e anche per questo più vicini, più uniti, più veri.




1. Le città invisibili
La Ferrovia è sempre stata il sottinteso confine e margine di una città divisa in due: la parte storica da quella moderna, la parte turistica da quella residenziale e così via. L'altra notte quel fuoco maledetto ci ha fatto capire che è un confine solo disegnato. Tuttosommato certe cose che sto leggendo in giro per i siti viareggini mi fanno venire i brividi:
"sono orgoglioso di aver applaudito, sono orgoglioso di essere fascista
e mi dispiace solo che non siate bruciati voi comunisti di merda!" ( dal forum viareggino.it)
Non è possibile commentare una cosa del genere.
Al di là delle fazioni credo che ci voglia silenzio, per rispetto della morte e dei cari e dei sopravvissuti. Ma se proprio le parole servono...
2. Le parole sono importanti, dicevamo in "Palombella rossa".
Esatto. Giustamente il premier è venuto qui, perchè riveste una carica democraticamente elettiva, ma le parole sono importanti."mi recherò in giornata a Viareggio e prenderò in mano io la situazione!" la situazione era già da 10 ore in mano a questi instancabili eroi della protezione civile, dei pompieri, dell'esercito, di volontari, di cittadini comuni che silenziosamente hanno permesso aiuti tempestivi di tutti i tipi, tutela delle famiglie colpite e della loro intimità nel dolore, prevenzione e conforto di ogni tipo.
Da un premier mi aspetto altre parole:
a. parole per confortare chi è nel dolore
b. parole per misurare la situazione
c. parole per ringraziare chi ha reso affrontabile questa tragedia...i pompieri instancabili, con turni di 24 ore, i giovanissimi carabinieri sempre efficenti e sorridenti agli angoli delle strade, gli innumerevoli volontari delle varie associazioni, i semplici cittadini che con un posto letto offerto o una parola gentile hanno ancora una volta dimostrato quanto sia grande il cuore di questa città, reso storia dai cronisti. Molti di loro hanno visto cose che non dimenticheranno, come i corbi carbonizzati sfogliarsi tra le mani, le vite trasformate in torce umane, ma hanno anche combattuto per non farci perdere la dignità e la speranza a ognuno di noi. A tutti loro, di cui ho cercato di rapire lo sguardo per non dimenticarlo, il mio grande e autentico grazie.

Si sta animando la discussione sulla lecità della contestazione alle cariche istituzionali pervenute durante la tragedia. Premesso che la contestazione ha preso campo solo dopo la venerazione e l'osannazione del medesimo. Premesso che se guardiamo le cause del dramma vediamo che le medesime istituzioni che dovrebbero garantire la sicurezza ai cittadini non sono del tutto estranee all'accaduto.Ritengo che la visita del premier sia stata semplicemente fuori luogo perchè a rappresentare le massime autorità del paese in un momento altamente drammatico è venuta una persona che quotidianamente calpesta la democrazia, i valori della repubblica, beffeggiando la costituzione, i magistrati e persino la legalità del nostro stato, nonchè la libertà di espressione e di stampa, e che da più di 20 anni ha alimentato grazie allo strapotere mediatico il marcio del nostro paese manipolando il pensiero della gente comune. Io non mi vergogno di essere viareggina perchè c'erano dei contestatori, io mi vergogno di essere italiana perchè siamo governati da una persona simile. Ritengo che nel dolore immane di questi giorni non si debba offuscare la lucidità dello sguardo su tutte le cose, incluse questa. Almeno questo pensavo che il nostro paese l'avesse imparato dalla Storia nemmeno tanto distante...
Viareggio. Un botto, una nuvola bianca, il cielo rosso, e la tragedia in fiamme e vite dilaniate- Che paura. Qua nella nostra frazione “d'arte e d'amore” non si è sentito niente, come essere così vicino, così lontano. Poi all'alba i messaggi sul cellulare, le immagini in tv appannate dalla commozione incredula di chi non riesce a capacitarsi che tutto ciò sia qui, adesso . Contatto.
Rapidamente la mente collega come link automatici rapidi e precisi il luogo della tragedia con le persone che si conoscono e abitano nella zona già “rossa”. Un tam tam di parole e suoni che scandisce un appello nel cuore. Poco dopo ci si rende conto che la mappatura non è esatta, che gli eventi sono più grandi incomprensibili e imprevedibili dei tentativi razionali. L'altra sera era una giornata bella e calda, nei pressi della stazione si passa spesso, via nevralgica di collegamenti nel cuore della città, c'eravamo anche noi mezz'ora prima del botto. Il dramma è incalcolabile. Subito si viene a sapere che dei bambini coinvolti sono della nostra scuola, I bimbi erano nostri...nostri del quartiere, nostri della scuola, nostri della città...nostri di quella cosa dignitosa che dovrebbe essere la società civile. Vado dalle mie colleghe insegnanti di una delle vittime, l'abbraccio parla molto più di ogni suono. Dopo la paura il dolore e la rabbia, perchè un conto è la casualità, un conto la responsabilità. La città nella mattina è un assoluto irreale di silenzio e immagini contrastanti. Il silenzio avvolge tutto e tutto è contrasto: la disperazione sui visi delle persone, i colori accecanti dei costumi dei turisti, quel brulicare da città di mare che adesso tace. Solo parole troppo deboli che descrivono il rosso del cielo di una notte indimenticabile, i botti come tante bombe esplose, il frullo delle sirene, l'impossibilità di comprendere sul momento cosa stessa accadendo ( un incendio, un treno, un attentano...)la solitudine e la fragilità di chi si è riversato nelle strade Le auto bruciate sono scheletri di un ricordo che resterà indelebile, sopra i murales di manifesti che proprio la sera prima raccontavano di una stagione tutta da vivere, tra colori e linee a metà strada tra gli acquerelli e i manga. Tutto è bruciato tranne il dolore di chi ha perso qualcuno non lo si può raccontare e che rimane incandescente, appiccicato sulla pelle nuda dell'anima: più semplici gli abbracci, lo stringersi accanto, ma non la parola che definisce e sul momento fa ancora più male. Sembra un set apocalittico: le case crollate, e quelle bruciate. Le persone perdute, e quelle sopravvissute. E la città piena di sole, mare, turismo, musica e carnevale si veste con dignità di tragedia comunque troppo grande per le nostre risorse. Mai visti così tanti cronisti, tv e compagnia bella a raccontare la storia, ma anche le storie oltre le cronache mischiati ad altri curiosi cannibali di pixel e video. Nel pomeriggio anche il giullare del potere ferisce con la sua presenza un dramma che non si può raccontare. Nel frattempo mi stringe un abbraccio grande di amici, amori, colleghi passati,e il passato di rompente di chi si perde di vista torna nel presente, a dire che niente perde davvero: un abbraccio che parte da Massa, e viaggia Parma, Forlì, Torino, Trieste ,Venezia, Firenze,Ancona,Napoli, Palermo, un abbraccio forte che dà coraggio e non fa sentire soli. Il pomeriggio nel quartiere più colpito è intriso di aria irrespirabile, di mezzi di soccorso, di ragazzi dalle tante divise militari e di volontariato acco
munati da un prezioso spirito di sacrificio e pura resistenza. Il pomeriggio mette una sete che non si toglie, un'arsura che ormai non è superficiale ma parte della propria epidermide.Sull'asfalto guanti sanitari, bende, scarpe oggetti dietro cui ci sono storie, spesso spezzate. Sentire i racconti dei testimoni che hanno visto i conoscenti improvvisamente contorcersi in torce umane è qualcosa che cambia il proprio “dentro” . Solo qualche tg ha il coraggio di chiamare strage...quello che comunemente è definito incidente. Viste le responsabilità umane intrinseche, direi che non c'è da scegliere tra le parole...
Poi leggero scava un brivido di frustazione: a Cordoso nell'alluvione anche avere 20 anni e scavare fango aveva senso, qui tutto fa sentire impotenti: Intanto la scuola è un punto d'accoglienza, smistamento pasti e dormitori, allora anche una parola gentile, anche l'allestimento dei turni per i pasti o raccolta dei dati dei volontari diventano piccoli passi per ricomporre puzzle sventrati. Intorno i disegni , i cartelloni di un anno di scuola, in mezzo le storie degli sfollati, dei volontari. Ci troviamo tutti lì per caso, ed è un ritrovarsi senza essersi dati appuntamento: a fare poco, a fare molto, e anche per stare insieme. Perchè insieme c'è meno paura, ed insieme che la voglia di continuare torna a farsi sentire.
Note al margine: " la macchina da presa si ritrova al centro di uno spazio sconvolto , in cui sono
stati distrutti tutti i rapporti e dove le unità di misura sono date dalle macerie: si tratta di muoversi lungo questo spazio, di ricomporlo con la stessa pietas con cui si ricompongono i corpi dilaniati dalla guerra, di ridefinirne tutte le dimensioni, di abbracciarne la totalità e salvarne ancora il senso di vitalità palpitante. " ( G. Brunetta)
Viareggio, treno esplode in stazione, 13 morti, case crollate
Il racconto: "Una nuvola bianca... Poi è scoppiato tutto"


Memento. Prima prova d'esame, tanta adrenalina, mischiata a timore ed emozione nella rete dei rapporti che allora avevano il sapore dell'indispensabilità. Gli sguardi cercati, il silenzio, l'odore dei dizionari, la penna che corre sul foglio a imprimere istanti. La sensazione che quel giorno, questo giorno è una linea di confine, una di quelle dove c'è un prima e un dopo, un prima conosciuto anche se confuso, un dopo misterioso, incerto, tutto da costruire ma con quel brivido sottile e dinamico di tutta la vita davanti.

Note al margine: "Le notizie non possono mai essere nascoste, soprattutto se si ha la responsabilità di rendere un Servizio Pubblico. L'assemblea nazionale dei comitati di redazione della Rai ha chiesto alla Commissione Parlamentare di Vigilanza un intervento dopo le ripetute omissioni di notizie sull'inchiesta di Bari". Comunicato letto dai giornalisti del Tg1. (Alle 23. Per quello delle 20,30, se lo sono "dimenticato").
A volte si intraprende una strada e si procede dritta per quella...poco dopo dal margine della collina che si attraversa notiamo che era possibile un'altra strada. Si sarebbe trattato solo di aspettare, o arrivare qualche metro più in là. E così si procede, spesso in tragitti a senso unico dove non è possibile tornare indietro, se non nel tempo, almeno nello spazio mentale. Tuttavia fortunatamente esistono dei sentieri, come piani b di emergenza, a volta scoscesi e pericolosi, ma indispensabili cammini, anche essi...
Ho trovato sul web questa sequenza di nostalgie, e la rigiro qui. I bambini sono da 9 anni una mia quotidianità e confrontandoli con quanto scritto, oltre alla commozione, mi viene da pensare che si son persi un po' di magia...
Noi che la penitenza era ‘dire fare baciare lettera testamento’.
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo ‘Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini’.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che ’se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce’.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l’ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella…
Noi che giocavamo a ‘Indovina Chi?’ e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città… (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l’album Panini.
Noi che avevamo il ‘nascondiglio segreto’ con il ‘passaggio segreto’.
Noi che ci divertivamo anche facendo ‘Strega comanda color’.
Noi che giocavamo a ‘merda’ con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake, Mazinga e Daitan3.
Noi che ‘Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly…’
Noi che guardavamo ‘La Casa Nella Prateria’ anche se metteva tristezza.
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese, un tedesco e un
italiano.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c’era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l’albero.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che però sappiamo a memoria ‘Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore: Bearzot)’.
Noi che il ‘Disastro di Cernobyl’ vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c’era Happy Days.
Noi che il primo novembre era ‘Tutti i santi’, mica Halloween.
Noi che le birre erano Peroni, Moretti, Dreher e Wuhrer… e basta!!!
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo.
Noi che all’oratorio le caramelle costavano 10-20 lire.
Noi che si suonava la pianola Bontempi.
Noi che il Commodore64 e il registratore lentissimo s’inceppava sempre.
Noi che la merenda era la girella e il Billy all’arancia
Noi che come scarpa da calcio avevamo la Pantofola d'oro
Noi che le macchine avevano a targa nera…i numeri bianchi…e la sigla della provincia in arancione!!
Noi che il guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars
Noi che abbiamo visto 15 volte i Goonies, Ritorno al Futuro e Stand by me
Noi che abbiamo passato belle serate in bagno dopo Colpo Grosso
Noi che giocavamo col Super Tele
Noi che il Tango costava ancora 5 mila lire e… ’stai sicuro che questo non vola…’
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine
Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty truccato ed eri un figo della Madonna!

Note al margine: qualcuno sa come si chiama il gioco...nomi città animali persone....? A me pare tronco, ma filologicamente non sono sicura:)